Gino Bartali

Gino Bartali è conosciuto soprattutto per la sua carriera da ciclista professionista sviluppatasi dal 1934 al 1954, anni nei quali vinse tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse.
Il rapporto stretto e leale con Fausto Coppi, con il quale accese anche epici duelli sportivi che divisero l’Italia nell’immediato dopoguerra, sono entrati prima nella storia e poi nella leggenda del ciclismo internazionale.
Nonostante la sua carriera sportiva fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori, Ginettaccio dimostra il suo straordinario valore umano proprio nel terribile conflitto.

Seppure ci si riferisce a circostanze di cui lui stesso non amava parlare, risulta che Bartali, fra il settembre 1943 e il giugno 1944 si sia adoperato in favore dei rifugiati ebrei a sostegno di una rete di laici e religiosi tesa alla difesa della vita.
Risultano numerosi i viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, per trasportare documenti e fototessere nascosti nel telaio, affinché una stamperia segreta potesse produrre atti necessari alla fuga di ebrei rifugiati.
Questa attività di straordinaria carità cristiana ha messo più volte a rischio la sua incolumità e la sua libertà facendo di lui un eroe che muoveva i suoi gesti da incredibile spontaneità e senso del dovere
.

Il 25 aprile 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla moglie, la Signora Adriana, la medaglia d’oro al valor civile per aver aiutato e salvato circa 800 ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Il 2 ottobre 2011, inoltre, Bartali è stato inserito tra i Giusti dell’Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova per l’aiuto offerto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Da ricordare la sua vittoria al Tour de France 1948 che, a detta di molti storici, contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti.
Bartali aveva una intima religiosità, sviluppata dall’adesione giovanile ad Azione Cattolica e quella successiva ai terziari carmelitani, che lo ha portato a compiere numerose azioni di solidarietà interpretando con la vita il Vangelo.
Sono numerosi i documenti fotografici che testimoniano gli incontri pubblici di Gino Bartali con i Papi Pio XII, a Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e con Luigi Gedda Presidente di AC prima e del CSI poi.
Bartali non amava che venisse alla luce il suo eccezionale lato umano «certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca» ripeteva spesso al figlio che ha reso noti numerosi aspetti della vita del grande atleta toscano solo dopo alcuni anni dalla sua morte.

 

FRASI CELEBRI

  • “Inutile affannarsi in vita dietro i soldi. Tanto l’ultimo vestito è sempre senza tasche”
  • “Gli italiani sono un popolo di sedentari. Chi fa carriera ottiene una poltrona”
  • “Ti ho conosciuto per sbaglio, ma è stato lo sbaglio più bello della mia vita!”
  • “Se lo sport non è scuola di vita e non è solidarietà, non serve a niente”

 

HANNO DETTO DI LUI

  • «Gino era generoso ed aveva coraggio da vendere. Poi era molto religioso e la sua era una religiosità profonda e attiva. Credo proprio che quel tipo di comportamento fosse in linea perfetta con la sua personalità: generosa e integerrima»

ALFREDO MARTINI
Ciclista degli anni 40 e poi Commissario Tecnico della Nazionale Italiana.

  • «La liturgia non fa sempre Vangelo, come tutti sanno, e Starace non ha proprio inventato nulla offrendo strani paludamenti agli italiani. Anziché esibire pugnali (dal taglio falso) tu baciavi reliquie. E la difficile conciliazione della morale con la vita corrente era espressa dalla tua rabbia agonistica. Non la dolce rassegnazione del mistico, bensì la grinta dei santi guerrieri»

GIANNI BRERA
“Sant’Ignazio nei garretti” Lettera a Gino Bartali