Pietro Mennea

Cosa rende eccezionale un uomo che nella sua vita ha corso così veloce da raggiungere un Oro ai Giochi del Mediterraneo del 1971, un bronzo nel 1972 nei 200 metri alle Olimpiadi di Monaco, un primo posto nei 200 metri e nella staffetta 4x100 ai Campionati europei di Roma, bellissime vittorie agli Europei del 1978 nei 100 e nei 200 metri, nel 1979 un primato del mondo (che resisterà fino al 96) nei 200 metri delle Universiadi di Città del Messico e un fantastico oro olimpico a Mosca il 1980?

Non queste straordinarie vittorie, potrebbe essere la risposta. perché Pietro Mennea abituato a vincere sui tartan di tutto il mondo ha scelto di vincere anche nella vita e ripete ai giovani che ancora oggi ama incontrare: “non è tanto importante il risultato sportivo, almeno non quanto il risultato umano.”
Mennea, da sempre uomo e atleta ostinato, riconosce il merito dei suoi successi al sacrificio e alla determinazione profusi in allenamenti duri e rigorosi che, insieme al talento innato gli hanno consentito di competere sempre ai massimi livelli contro la potenza dei velocisti più forti al Mondo.
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La determinazione di Mennea si è riscontrata anche nella vita avendo conseguito ben 4 lauree. Attualmente esercita la professione di avvocato e dottore commercialista ed è autore di 20 libri.
Mennea è anche docente a contratto di Legislazione europea delle attività motorie e sportive presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione Motoria dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti - Pescara.
Nel 2006 ha dato vita insieme alla moglie Manuela Olivieri alla “Fondazione Pietro Mennea”, Onlus con lo scopo primario di carattere filantropico, ossia effettuare donazioni costanti nel tempo ed assistenza sociale ad enti caritatevoli o di ricerca medico-scientifica, associazioni culturali e sportive, attraverso progetti specifici e concreti.
Lo scopo secondario è di carattere culturale, e consiste nel diffondere lo sport ed i suoi valori, nonché promuovere la lotta al doping.
Nel marzo del 2012 la città di Londra, nell’ambito delle iniziative connesse ai Giochi olimpici di Londra 2012 dedica all’ex atleta barlettano, una stazione della metropolitana.
Prima dell’appuntamento olimpico londinese ha scritto ai membri del CIO un accorato, ma inascoltato, appello per spingerli a inserire nel programma dell’evento un giusto tributo, a quarant’anni dall’attentato, alle vittime del terrorismo dell’edizione di Monaco 1972.

 

FRASI CELEBRI

  • “Esiste un solo modo per sapere se si vincerà o si perderà: provarci”
  • “Il doping è una scorciatoia per arrivare al successo, ma tanti atleti che correvano con me oggi non ci sono più. Si tratta senza dubbio di morti sospette. Che devono far riflettere”
  • “Mai considerare un fallimento come tale, ma come un’esperienza. Da uno dei miei più grandi fallimenti sono ripartito per costruire i 4 anni più belli della mia carriera”
  • “Lo sport è basato sul rispetto delle regole e sul principio della giustizia: vince il più bravo, quello più meritevole. Poi ci sono cose fondamentali dietro, come l’impegno, la dedizione, il sacrificio. Ma oggi lo sport deve assurgere al ruolo di insegnamento dei valori, in una società in cui i giovani non li perseguono. Nelle mie pubblicazioni, ho sempre detto che le scorciatoie non pagano”
  • “Senza cultura del lavoro, dell’onesta e della verità non puoi costruire nulla di importante. Onore, reputazione, rispetto delle regole e degli altri: ecco i miei valori”
  • “La vita è come una pista ad 8 corsie: possiamo lasciarne 7 a tutti gli altri, ma dobbiamo lottare perché una corsia sia libera. Cosa c’era di bello nello sport dei miei tempi? Noi sudavamo di più. Avevamo la cultura del lavoro”

 

HANNO DETTO DI LUI

  • «Se fra vent’anni rivedrete un velocista italiano vincere a Olimpia voglia il buon Dio che ricordi nella sua struttura e nel suo gesto le due sagome amate di Livio Berruti e Pietro Paolo Mennea. A me, che sono vecchio, bastano loro. Nunc dimittis, ho scritto nell’entusiasmo dell’avvio, non esagero affatto»

GIANNI BRERA