Alex Zanardi

Nel ripercorrere la storia di Alex Zanardi molto spesso ci si ritrova a pensare che qualcosa di soprannaturale sia accaduto da quel terribile 15 settembre 2001 ad oggi.
Quasi che la storia di Alex dovesse diventare la testimonianza vivente che, con l’impegno, tutti possono rinascere a vita nuova.
Una resurrezione, quasi un miracolo percepito da chi quel giorno, da tutti i telegiornali, ascoltò la notizia e prese visione delle terribili immagini dell’impatto con la vettura del pilota Tagliani che provocarono ad Alex la perdita degli arti inferiori. Si può definire un miracolo la sopravvivenza dopo una così profusa emorragia, in seguito a oltre venti giorni di coma farmacologico.
“La scienza ancora oggi si rifiuta di credere che io, dopo essere stato in quelle condizioni, sia ancora vivo.” Racconta Alex riportando lo scetticismo del dott. Steve Olvey che per primo lo soccorse sull’asfalto dell’EuroSpeedway Lausitz.
Il padre gli comprò un gokart perché voleva toglierlo dalla “strada”, per tenerlo lontano dai rischi. Nonostante pochi anni prima avesse perso una sorella in un incidente stradale questa scelta fu condivisa e portata avanti con determinazione dalla sua famiglia.
“Se ho fatto qualcosa di buono nella vita lo devo ai miei genitori che mi sono stati vicini” afferma Alex in una recente intervista.
Aveva raggiunto il vertice dell’automobilismo approdando in Formula 1 nelle scuderie Jordan, Minardi, Lotus e Williams. Il “grande circo” gli aveva dato quella notorietà e quell’apprezzamento che, in seguito all’incidente, tenne col fiato sospeso molti sportivi.
Alex, che sulla pista tedesca ricevette il sacramento dell’estrema unzione, riprese in mano la sua vita: “Credo che ognuno, dal momento che viene al mondo, ha una straordinaria opportunità, la vita stessa” afferma il pilota bolognese.
La sua storia diventa ben presto un racconto eroico perché nel 2003 Alex riesce a mettersi nell’abitacolo della sua monoposto e percorre i 13 giri mancanti della sua corsa di Lausitz, raggiungendo un traguardo storico che ha sconvolto, nella sua bellezza, gli animi di appassionati e non.
“Non è scritto da nessuna parte che se una cosa non è stata mai fatta prima non possa tu stesso riuscire a farla” afferma ed allora, in tema di imprese, il pilota bolognese torna a gareggiare e vincere nei campionati Turismo e Superturismo a bordo di una vettura BMW.
Da alcuni anni pratica la disciplina dell’handbike, particolare tipo di bicicletta spinta dalle braccia dell’atleta. L’ex pilota di Formula Uno ha stravinto la Maratona di Roma del 18 marzo 2012 polverizzando la miglior prestazione sul tracciato, ottenendo un clamoroso tempo che gli è valso anche una qualificazione per le Paralimpiadi di Londra.

In fondo la vita dell’uomo è piena di sf ide, e il campione incarna il ruolo del guerriero capace di condizionare gli eventi. A Londra, dopo 21 anni, Alex si è ritrovato sulla pista di Brands Hatch che lo aveva visto pilota automobilistico e, al suo esordio paralimpico, ha stravinto nei 16 km della cronometro ripetendosi, dopo una avvincente volata, nella prova individuale sulla distanza di 64 km e conquistando una memorabile terza medaglia, questa volta d’argento, nella staffetta mista corsa con Francesca Fenocchio e Vittorio Podestà.
La sua carriera sportiva, anche prima dell’incidente, è già il copione di una vita in salita. Lui, come molti altri, si è trovato a combattere le sf ide contro i luoghi comuni e barriere mentali. Le sta vincendo una ad una con la passione, quella per lo sport e quella per la vita. è stato uno dei pochi sportivi italiani che ha saputo esportare all’estero la purezza e la grinta dei campioni nazionali. Un’immagine bella dell’Italia, di cui l’Italia tutta va orgogliosa.

 

FRASI CELEBRI

  • “Mio figlio non ha mai vissuto la mia situazione come un dramma ma come una prerogativa del suo papà”
  • “Una delle cose che mi piace fare è la hand bike, una bicicletta che si spinge con le braccia, una disciplina molto bella, divertente, dura e che mi vede abbastanza tagliato" - La straordinaria ironia di ALEX ZANARDI.
  • “Le corse rappresentano una bella fetta della mia storia, ma non sono di certo la parte più importante. Le mie più grandi passioni sono mio figlio Nicolò, le tagliatelle al ragù di mia madre e mia moglie Daniela, non necessariamente in quest’ordine”
  • “Se uno non si crea alibi e ci prova, è più facile che le cose che vuole accadano”
  • “Ci si può drogare di cose buone e una di queste è certamente lo sport”
  • “Così come oggi parliamo delle ingombranti macchine da scrivere, dei telefoni a disco o delle televisioni che oltre a non aver il telecomando erano in bianco e nero, forse tra vent’anni parleremo dei motori a scoppio con lo stesso stupore scambiandoci battute tipo: «Ma ti ricordi quando bruciavamo il petrolio per far funzionare le nostre auto?!»”
  • “La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni”
  • “Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio”