Stefano Borgonovo

Le maglie più prestigiose indossate sono senza dubbio quella del Milan e quella della Nazionale italiana, la prima quella del Como, quella più amata probabilmente quella viola della Fiorentina, ma ancora le casacche di Sambenedettese, Pescara, Udinese e Brescia hanno regalato a Stefano Borgonovo l’emozione di 15 stagioni di calcio ai massimi livelli in Italia ma anche, nel periodo in rossonero, in Europa e nel mondo.
Nella Fiorentina è vincente l’accoppiata con Roberto Baggio con il quale formava la l’attacco soprannominato “B2” ma con il Milan, nella Coppa Campioni del 1990, tornando in campo dopo una lunga convalescenza, si rivela fondamentale proprio nelle due partite di semifinale contro il Bayern Monaco: all’andata il Milan passa in casa per 1-0 con un rigore di Marco van Basten fischiato per un fallo su Stefano, al ritorno Borgonovo segna il gol in trasferta che, nonostante la sconfitta per 2-1, spinge il Milan verso la finale poi vinta, al Camp Nou, sullo Steaua.
Bayern-Milan del 4 aprile 1990 è ritenuta, dai cultori del calcio, la partita più importante giocata dall’attaccante brianzolo, ma la partita più importante della sua vita Stefano la sta giocando dal 2005 quando una terribile malattia, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, comincia a privarlo rapidamente della voce, per poi rubargli la funzione degli arti e del corpo intero, ma non dell’anima.
Stefano Borgonovo è un uomo che qualcuno definirebbe “prigioniero del suo corpo immobile” ma una definizione che da un quadro davvero poco adeguato per descrivere una persona che ogni giorno, da vero sportivo, guarda al futuro con ottimismo, lotta per l’amore della vita.
Un amore che Stefano comunica attraverso un sistema oculare che gli permette di parlare, con una voce artificiale.
E Stefano comunica la speranza, come in una intervista prepartita, dove dalle parole si evince il desiderio di vincere. Come quando gli hanno chiesto se voleva essere ventilato, se voleva vivere, ma vivere tutta la sua vita attaccato ad una macchina. “Se è si chiudi gli occhi” gli chiesero e Stefano non ha esitato, in un “si!” convinto che lo tiene, più determinato che mai attaccato alla vita, alla moglie, ai suoi quattro figli.
Nel 2008 Stefano, uomo simbolo di una speranza che non muore mai, decide di utilizzare la sua immagine pubblica per promuovere iniziative di raccolta fondi e, con la sua famiglia, ha dato vita alla Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, che sostiene la ricerca per vincere la SLA.

 

Nel 2010 scrive ai ragazzi del Centro Sportivo Italiano e rivela che il gol più bello lo ha segnato proprio nel CSI, nel 1974, a 10 anni contro il Paina Calcio. Era un gol bellissimo, era il gol della bandiera, la rete dell’11 a 1. “oh ragazzi, era come se avessimo vinto” racconta e, paragonandolo a famoso gol di Monaco di Baviera, dice: “non c’è nessuna differenza cari amici, nelle emozioni non c’è nessuna differenza. L’unica differenza che ho notato è che non ricordiamo più i regali che l’infanzia ci ha regalato”.
Ed allora è il caso di dire che Stefano Borgonovo è ancora un giocatore, perché un giocatore, per dirla alla De Gregori “Lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”.

 

FRASI CELEBRI

  • “Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all’oratorio. Perché io amo il calcio”.
  • “La vita non si getta mai via... Non bisogna distruggere il bene più prezioso che abbiamo”.
  • “Non combatto solo per me, ma per tutte le generazioni future. Nessuno deve più morire per colpa della Stronza”.
  • “La vita va vissuta, anche per chi, come me, la vive in orizzontale”.
  • “Mi arrampicavo verso il cielo, ma non ci arrivavo mai. Travolto da un improvviso bisogno di luce, cercavo l’aria che mi mancava. Persa, sparita, scappata via senza preavviso. Arrancavo. Abbandonato dal mio stesso respiro in mezzo a questa maledetta scalata, ignota come la destinazione. È scattato un allarme silenzioso, mi stavano rubando il corpo. Per la prima volta. La bestia era entrata dentro di me, affamata dei miei polmoni, però nessuno l’aveva vista”.
  • “E poi mi piace ridere, ancora adesso che all’apparenza non ne avrei motivo. Non sono cambiato da questo punto di vista, felice di essere felice, nonostante tutto”.

 

HANNO DETTO DI LUI

  • «L’ho ringraziato per il suo coraggio, Stefano è un eroe moderno, capace di mettere la sua faccia e la sua sofferenza in mostra per una buona causa. Le due ore che ho passato a casa sua sono state intensissime, la sua voglia di vivere mi ha insegnato molto».

ROBERTO BAGGIO